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Notizie di mercato

Notizie dal mondo finanziario

 

Il fintech, neologismo composto dai termini «finanza» e «tecnologia», è tra i settori finanziari emergenti più interessanti e in crescita del 21° secolo.

 

La percentuale media dei consumatori digitalmente attivi che utilizza i servizi del fintech ha raggiunto quota 33% nei 20 mercati sviluppati oggetto del report 2017 di EY.
E ci sono segnali di una sempre più profonda presa di coscienza: nei sei Paesi in cui è possibile un confronto, nel 2017 l’84% dei consumatori riferiscono di conoscere cos’è il Fintech rispetto al 62% rilevato nel 2015.

 

Nella realtà più diffusa, però, gli utenti non sono consapevoli del fatto che i servizi che utilizzano sono annoverati all’interno di ciò che oggi possiamo chiamare “fintech”. Vediamo allora cosa significa concretamente questo termine e che tipologie di servizi dedicati ai consumatori comprende.

 

Cos’è il fintech?

 

Rientra nella definizione di fintech qualsiasi innovazione tecnologica nell’ambito dei servizi finanziari. Le nuove tecnologie stanno entrando sempre più prepotentemente nell’ambito della finanza e, volenti o nolenti, stanno trasformando le basi tradizionali della finanza classica.

 

Sono molte le start-up coinvolte nel processo di creazione di queste nuove tecnologie, come anche molte delle banche più famose del mondo (come HSBC o Credit Suisse) che stanno sviluppando dei progetti interni di tecnofinanza. Le compagnie fintech utilizzano la tecnologia alla portata di tutti, come ad esempio le app, ma anche software più complessi che comprendono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale o dei big data.

 

Oltre alle criptovalute e alla tecnologia blockchain che utilizzano, il fintech riguarda molti aspetti che abbiamo davanti agli occhi quotidianamente ma che non ricolleghiamo immediatamente al concetto di tecnofinanza. Eccone alcuni.

 

L’innovazione “che distruba”

 

L’innovazione “che disturba” (“disruptive innovation”, in inglese) fa riferimento a quella tecnologia o innovazione che porta alla creazione di prodotti e servizi che generano una rottura improvvisa per competere contro una tecnologia dominante, alla ricerca di un progressivo consolidamento in un dato mercato.

 

Si parla di una simile innovazione ogni qualvolta che le nuove tecnologie alterano la maniera in cui operano i mercati. Sebbene non sia esclusivamente un termine legato al fintech, è spesso usato per descrivere i servizi finanziari in cui gli sviluppi tecnologici spingono le istituzioni finanziarie a ripensare il proprio approccio all’industria.

 

Il regtech

 

Il controllo e la regolamentazione dei mercati finanziari (o regtech) fa riferimento alla tecnologia che aiuta le aziende ad operare nell’industria dei servizi finanziari senza perdere di vista le leggi che li regolano.
Con l’arrivo della MiFID II sono nate numerose start-up specializzate nel regtech per aiutare le società finanziarie ad allinearsi alla nuova normativa.

 

Tra le priorità principali di regtech troviamo l’automazione e la digitalizzazione della normativa antiriciclaggio e i processi del Know Your Customer (KYC), che identificano e verificano l’identità dei clienti delle società finanziarie per prevenire la compartecipazioni a truffe e frodi.

 

L’insurtech

 

L’insurtech è un sottoinsieme del fintech che si riferisce all’uso della tecnologia per semplificare e migliorare l’efficienza del settore assicurativo.

 

Un report di Capgemini e della European Financial Management & Marketing Association (Efma) sottolinea come le assicurazioni tradizionali stiano affrontando una crescente pressione concorrenziale a causa della nascita di una serie di start-up specializzate nell’insurtech.

 

Le ICO

 

Una offerta iniziale di moneta (ICO) è una misura di finanziamento per start-up che usano la blockchain e comprende la vendita di unità di criptovaluta emessa dalla start-up in cambio di denaro reale.

 

Le ICO sono simili alle offerte pubbliche iniziali (IPO), dove le azioni di un’azienda sono vendute agli investitori per la prima volta. Ma le ICO fanno riferimento ai sostenitori di un progetto anziché agli investitori, rendendo l’investimento più simile ad un esperimento di crowdfunding.

 

L’open banking

 

È un’idea emergente nei servizi finanziari e nel fintech e prevede che le banche permettano alle società terze di creare applicazioni e servizi utilizzando i dati interni della banca. L’open banking comprende l’uso delle interfacce di programmazione delle applicazioni (API) - codici che consentono a diversi programmi di comunicare tra di loro - per creare una rete connessa di istituzioni finanziarie e fornitori di terze parti.

 

Chi propone l’open banking ritiene che un ecosistema API aperto permetterà alle start-up del fintech di sviluppare nuove applicazioni come le app per mobile così da consentire ai clienti un maggiore controllo sui loro dati bancari e sulle decisioni finanziarie.

 

L’inclusione finanziaria

 

L’inclusione finanziaria si riferisce alle soluzioni pensate dal fintech per frnire alternative più accessibili alle persone svantaggiate e a basso reddito che hanno accesso limitato ai servizi finanziari principali. Questa è una delle aree più importanti per le aziende del fintech che operano nei mercati in via di sviluppo.

 

Gli smart contract

 

I contratti intelligenti sono programmi informatici che eseguono automaticamente contratti tra acquirenti e venditori. Si risparmiano enormi quantità di tempo e di costi per transazioni che di solito richiedono l’apporto di un essere umano. Ad esempio, in Ethereum gli smart contract vengono trattati come script decentralizzati memorizzati nella rete blockchain così da essere utilizzati anche nell’esecuzione successiva.

 

I robot-advisor

 

I robot-advisor sono piattaforme che automatizzano la consulenza in materia di investimenti utilizzando algoritmi finanziari. Limitano la necessità di gestori umani, riducendo drasticamente i costi di gestione di un portafoglio.

 

Negli ultimi anni il fintech è cresciuto rapidamente, di pari passo con le sempre più veloci innovazioni tecnologi. Siamo di fronte ad una vera rivoluzione e in molti potrebbero essersi già pentiti di non essere salita prima sul treno della tecnofinanza che continua a viaggiare ad alta velocità.

 

 

È partita ieri una vera è propria rivoluzione per le transazioni bancarie. Dal 21 novembre infatti bastano meno di 10 secondi per inviare e ricevere denaro fino a 15.000 euro. Il tutto è reso possibile grazie al sistema del servizio Sepa Instant Credit Transfert (Stc Inst), ossia un sistema paneruopeo di pagamenti in tempo reale. In altre parole, sarà possibile effettuare un pagamento tramite bonifico in tempo reale (meno di 10 secondi), 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno. A fine operazione arriverà una notifica immediata che conferma il buon esito della transazione, senza possibilità di revoca e con la disponibilità immediata del denaro sul conto del beneficiario.

 

Il tutto viene gestito dalla piattaforma RT1 di Eba Clearing, sviluppata dall’italiana SIA, leader europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici nelle aree, appunto, dei pagamenti. Il cosiddetto instant payment, dunque, è da oggi realtà nell’intera area Sepa, l’area unica dei pagamenti in euro.  Dalla metà del prossimo anno – si stima – il sistema dovrebbe andare a regime e diventare operativo in oltre 50 banche europee, agevolando la progressiva sostituzione del contante con strumenti di pagamento digitali e tracciabili.

 

“Con l’instant payment colmiamo un divario che si era allargato tra i tempi dei pagamenti e quelli della logistica: il record è quello di un telefonino ordinato su Amazon e consegnato dopo 20 minuti ma è ormai consuetudine che le merci arrivino in giornata e i pagamenti solo alcuni giorni dopo”. Così Massimo Arrighetti, amministratore delegato di Sia spiega l’importanza concreta di questa evoluzione tecnologica nei pagamenti.