Finanza, così il mediatore creditizio riattiva il rapporto banche-Pmi

Il ruolo dei mediatori creditizi e delle società di mediazione creditizia

E se fosse il mediatore creditizio a riattivare i rapporti tra banche e Pmi? Domanda non a sproposito, di certo una di quelle che rispecchia il modello di CreditOne, società e realtà consolidata della consulenza nella finanza. «La nostra attività nel credito – spiega l’Amministratore Giacomo Curigliano –  fa il paio con quella del broker nelle assicurazioni. Va sgomberata l’idea che si possa ottenere credito che altrimenti una banca non concederebbe ad un’azienda. E tuttavia lavoriamo per rimettere in contatto banca e impresa, per il giusto credito alle giuste condizioni. Convinti che un affare si faccia in due».

E dunque, può essere il mediatore la soluzione per riattivare il circuito banche-Pmi? «Per me di sicuro – replica Curigliano -. Tra banca e impresa il dialogo si è fatto sempre più difficile. Le banche vivono negli ultimi anni una situazione complessa, tra fusioni e riorganizzazioni che cambiano i referenti di continuo. Senza contare questioni legate a liquidità e regole sempre nuove. O al fatto che forti sono le esigenze di vendere prodotti e contenere i costi».

Credit-One S.p.A. s’infila lì in mezzo. «Tra i nostri clienti ci sono anche le aziende, che analizziamo nel modo con cui farebbe la banca; ma avendo in mente l’obiettivo dell’impresa della giusta provvista di denaro in forme e condizioni che servono».

Il lavoro di consulenza si traduce in una pre-istruttoria, che analizza l’azienda tra bilanci e centrale rischi e che può spingersi fino ad attribuire un rating. Test che spesso mostra come ci si debba fermare prima. «A volte situazioni specifiche non riflettono la sostanza di un’azienda e rendono più difficile entrare in banca. Può trattarsi di un magazzino troppo carico o delle conseguenze trascurate di prassi dei pagamenti con fornitori o clienti. Allora bisogna fermarsi e mettere a posto». L’obiettivo è produrre un’analisi della situazione che la banca con cui il mediatore è in rapporto possa usare in proprio. «La fiducia qui è davvero tutto. Le banche devono potersi fidare che il lavoro è ben fatto. Basta una volta per giocarsi tutto».

Ma chi sono le aziende tipiche per un mediatore creditizio?

«Soprattutto Pmi tra i 3 e 20 milioni di ricavi con progetti di crescita e mercato per affrontarli. Che cercano prestiti a medio termine per investimenti, spesso con garanzie Fei o Mediocredito centrale, o collegati ad agevolazioni come Sabatini o Industry 4.0; in seconda battuta prestiti a medio termine per consolido passività e in ultima i finanziamenti a breve».

E poi ci sono settori specifici, come l’agricoltura: «L’attività qui – spiega Curigliano – dipende molto dalle politiche dell’Ue. Senza contare cosa significhi operare in nicchie come il biologico».

E le banche sempre meno hanno i professionisti specifici per le valutazioni. E lo stesso dicasi per startup e Fintech. Anche qui il mediatore può essere il consulente a cui affiancarsi, per entrare in banca o avvicinare un canale alternativo.

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