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Factoring e smobilizzo crediti 2026: 184 miliardi in otto mesi. Dati, costi reali e come trasformare le fatture in liquidità

14 ottobre 2026 Approfondimenti 30 min 13
Factoring e smobilizzo crediti 2026: 184 miliardi in otto mesi. Dati, costi reali e come trasformare le fatture in liquidità

Il factoring italiano ha smobilizzato 183,92 miliardi di euro di crediti commerciali nei primi otto mesi del 2026, il 2,60% in più dello stesso periodo del 2025. Il dato, diffuso da Assifact il 12 ottobre 2026, conferma che la cessione dei crediti è diventata la seconda gamba della finanza d'impresa, accanto al credito bancario: vale circa il 13% del PIL, contro una media europea dell'11,5%. Per le PMI che incassano a 60 o 90 giorni e pagano fornitori e stipendi a 30, il factoring è lo strumento che trasforma le fatture in cassa senza aumentare il debito. Questa analisi spiega dove va il mercato, quanto costa davvero uno smobilizzo oggi (con i tassi medi rilevati dalla Banca d'Italia), quali regole contano per la Centrale dei Rischi e come presentare un portafoglio crediti che un factor accetta alle condizioni migliori.

In sintesi
  • 183,92 miliardi di crediti smobilizzati tra gennaio e agosto 2026 (+2,60%); supply chain finance +6,34%.
  • Il factoring vale circa il 13% del PIL italiano: tre quarti dei crediti in essere sono ceduti pro soluto.
  • Costo medio rilevato dalla Banca d'Italia: 6,58% fino a 50.000 euro, 5,38% oltre.
  • Le grandi imprese pagano i fornitori in media a 73 giorni: il factoring trasforma quell'attesa in cassa.
  • Pro soluto o pro solvendo cambiano la Centrale dei Rischi e il bilancio: la scelta va fatta prima, non dopo.

Il mercato del factoring nel 2026: i numeri

Il 2025 si è chiuso con un turnover di 289,1 miliardi di euro (+3,83%). Il 2026 è partito più lento e ha accelerato nei mesi estivi: ad agosto il turnover mensile è cresciuto del 4,28% su base annua. Le previsioni del rapporto Forefact di Assifact indicano per l'intero anno una crescita vicina al 4%. Il segmento più dinamico è la supply chain finance, il reverse factoring promosso dai grandi committenti a favore dei propri fornitori: 18,45 miliardi di turnover, +6,34% in un anno. Crescono le cessioni, mentre gli stock di crediti in essere e gli anticipi restano sostanzialmente stabili: segno che le imprese cedono di più, ma i crediti girano più in fretta.

Factoring in Italia: i numeri più recenti
IndicatoreValoreVariazione annua
Turnover gennaio-agosto 2026183,92 miliardi €+2,60%
Turnover del solo mese di agosto 2026—+4,28%
Crediti in essere (outstanding) al 31/08/202656,75 miliardi €-1,72%
Anticipi e corrispettivi erogati al 31/08/202645,01 miliardi €-0,16%
Supply chain finance, turnover18,45 miliardi €+6,34%
Turnover 2025 (anno intero)289,1 miliardi €+3,83%
Factoring internazionale 2025oltre 74 miliardi €—
Peso sul PILcirca 13% (Europa 11,5%)—
Fonti: Assifact, dati definitivi al 31 agosto 2026 pubblicati il 12 ottobre 2026; dati 2025 e Rapporto sul mercato 2025; EUF per il dato europeo.

Due elementi strutturali meritano attenzione. Il primo è la prevalenza del pro soluto: circa tre quarti dei crediti in essere presso i factor sono ceduti con trasferimento del rischio di insolvenza del debitore. Per un'impresa significa poter togliere dal bilancio il credito e il rischio, non solo anticipare la cassa. Il secondo è il peso del factoring internazionale, oltre 74 miliardi di turnover nel 2025, trainato dalle esportazioni: il credito verso un cliente estero, se ben valutato, si smobilizza come quello verso un cliente italiano.

Perché il factoring cresce: i tempi di pagamento

La legge (D.Lgs. 192/2012, che recepisce la direttiva europea sui ritardi di pagamento) fissa in 30 giorni il termine ordinario tra imprese e verso la Pubblica Amministrazione, estendibile a 60 in casi giustificati. La realtà è diversa. Secondo l'Osservatorio pagamenti Cerved, nel 2025 le grandi imprese hanno pagato i fornitori in media in 73 giorni, le medie in 63, le piccole in 57. Secondo lo Studio Pagamenti CRIBIS, a fine 2025 solo il 43,4% delle imprese italiane pagava alla scadenza, e il 4,1% pagava con oltre 90 giorni di ritardo. La conseguenza è nota a ogni imprenditore: il fatturato cresce e la cassa si svuota, perché più si vende più capitale circolante resta immobilizzato nei crediti.

Quanto aspettano le imprese per essere pagate
Chi pagaGiorni medi di pagamento 2025
Grandi imprese73
Medie imprese63
Piccole imprese57
Microimprese50
Imprese che pagano alla scadenza (fine 2025)43,4%
Imprese con ritardi oltre 90 giorni (fine 2025)4,1%
Fonti: Cerved, Osservatorio pagamenti IV trimestre 2025 (13 aprile 2026); CRIBIS, Studio Pagamenti IV trimestre 2025. Termine di legge ordinario: 30 giorni (D.Lgs. 192/2012).

È qui che il factoring lavora meglio del fido tradizionale: l'affidamento non si basa solo sul bilancio del cedente ma sulla qualità dei debitori ceduti. Un'impresa giovane o con un bilancio appesantito, che lavora per committenti solidi (grandi gruppi, enti pubblici, clienti esteri assicurabili), può ottenere linee di smobilizzo che la banca, sul solo bilancio, non concederebbe.

Quanto costa il factoring oggi: i tassi medi ufficiali

Il costo di un'operazione di factoring ha tre componenti: gli interessi sull'anticipo (il costo del denaro per i giorni che separano l'anticipo dall'incasso), la commissione di factoring (gestione, incasso e, nel pro soluto, garanzia contro l'insolvenza) e le spese accessorie (istruttoria, presentazione delle fatture, informazioni sui debitori). Il riferimento pubblico più affidabile è il TEGM, il tasso effettivo globale medio rilevato trimestralmente dalla Banca d'Italia ai fini della legge antiusura, che include interessi, commissioni e spese.

Tassi effettivi globali medi (TEGM) e soglie antiusura
OperazioneTEGMTasso soglia
Factoring fino a 50.000 €6,58%12,225%
Factoring oltre 50.000 €5,38%10,725%
Anticipi su crediti e sconto, fino a 50.000 €8,30%14,375%
Anticipi su crediti e sconto, 50.000-200.000 €6,88%12,60%
Anticipi su crediti e sconto, oltre 200.000 €5,31%10,6375%
Fonte: Banca d'Italia, comunicato del 30 settembre 2026: TEGM rilevati nel II trimestre 2026, soglie in vigore nel IV trimestre 2026. Sono medie di sistema, comprensive di commissioni e spese: il costo di una singola operazione dipende da importi, durata e qualità dei debitori.

Tre letture operative. Primo: oltre i 50.000 euro il factoring costa in media più di un punto in meno rispetto alle operazioni piccole, perché i costi fissi si diluiscono: conviene cedere portafogli, non singole fatture sporadiche. Secondo: il factoring si colloca nella stessa fascia dell'anticipo fatture bancario, ma include servizi (valutazione dei debitori, incasso, garanzia pro soluto) che l'anticipo non dà. Terzo: i fogli informativi dei singoli operatori mostrano una forte dispersione delle commissioni, da formule flat a commissioni mensili sul monte crediti. Il confronto va fatto sempre sul costo complessivo dell'operazione, a parità di durata media dei crediti, e mai sul solo tasso nominale.

Pro soluto, pro solvendo, maturity, reverse: quale formula

Le formule a confronto
FormulaRischio di insolvenzaQuando sceglierla
Pro solvendoResta all'impresa cedenteDebitori affidabili e frazionati, obiettivo costo minimo
Pro solutoPassa al factor, nei limiti del plafondClienti concentrati o esteri, obiettivo togliere rischio e crediti dal bilancio
MaturitySecondo contratto; pagamento a data certaPianificare la cassa senza anticipo, costo contenuto
Reverse factoring / supply chain financeValutato sul committente capofilieraFornitori di grandi gruppi: liquidità al costo del committente
Factoring internazionale (two-factor)Gestito con un factor nel Paese del debitoreCrediti verso clienti esteri, anche in valuta
Le condizioni effettive dipendono dal contratto di factoring, dai debitori ceduti e dalla valutazione dell'intermediario.

Per approfondire le differenze contrattuali abbiamo dedicato due guide: factoring pro soluto o pro solvendo e reverse factoring per la filiera. Se il dubbio è tra cessione dei crediti e affidamento bancario, il confronto è in factoring o fido bancario.

Crediti verso la Pubblica Amministrazione: la regola che costa 2 miliardi

I crediti verso enti pubblici sono il terreno classico del factoring, e quello dove le regole prudenziali pesano di più. Uno studio di SDA Bocconi presentato da Assifact stima in circa 2 miliardi di euro la capacità di credito sottratta ai fornitori della PA da una rappresentazione del rischio non aderente alla realtà: i ritardi degli enti pubblici sono in larga parte amministrativi, non finanziari, ma vengono trattati come scaduti e aumentano gli attivi ponderati per il rischio dei factor. Il deterioramento effettivo dei crediti di factoring è invece bassissimo: le sofferenze sono scese da circa l'1,2% del 2015 a circa lo 0,5% del 2024. Il settore chiede da tempo di rivedere il trattamento del cosiddetto past due tecnico sui crediti verso la PA.

Nel frattempo, per smobilizzare bene un credito pubblico servono tre cose: il credito certificato sulla Piattaforma dei Crediti Commerciali del MEF, la verifica del contratto (eventuali limiti alla cessione previsti dal Codice dei contratti pubblici, D.Lgs. 36/2023) e la notifica o l'accettazione della cessione da parte dell'ente. La nostra guida operativa è crediti verso la PA: factoring per la liquidità.

Factoring e Centrale dei Rischi: cosa vede la banca

La cessione dei crediti non è invisibile al sistema. Nella Centrale dei Rischi della Banca d'Italia, nel pro solvendo l'anticipo ricevuto resta un'esposizione del cedente, segnalata tra i rischi autoliquidanti; nel pro soluto il rischio passa al debitore ceduto, che il factor segnala a suo nome. Due conseguenze pratiche. Un portafoglio pro solvendo con molti insoluti si legge nella Centrale Rischi dell'impresa e pesa sui rinnovi dei fidi bancari. Un programma pro soluto ben costruito, invece, alleggerisce la posizione dell'impresa presso il sistema e migliora gli indici di bilancio: crediti commerciali più bassi, cassa più alta, ciclo del circolante più corto.

Le garanzie pubbliche sul factoring

Lo Stato sostiene anche lo smobilizzo dei crediti. Il Fondo di Garanzia per le PMI può garantire, alle condizioni delle disposizioni operative vigenti, le operazioni di anticipazione di crediti in cui il rischio resta sull'impresa cedente. SACE rilascia garanzie su operazioni di factoring e confirming a favore dei factor e opera direttamente con SACE Fct, che nel 2025 ha mobilitato 4 miliardi di euro. Le garanzie non rendono automatica la concessione, ma riducono il rischio del finanziatore e quindi migliorano condizioni e importi: per questo vanno valutate già nella fase di costruzione della richiesta, non dopo.

Come presentare un portafoglio crediti che il factor accetta

  1. Scadenzario clienti aggiornato, con anzianità dei crediti, concentrazione per debitore e storico degli incassi degli ultimi 12 mesi: è il primo documento che il factor analizza.
  2. Fatture elettroniche e documenti di consegna coerenti: il credito deve essere certo, liquido ed esigibile, senza contestazioni aperte né note di credito in sospeso.
  3. Contratti e condizioni di fornitura, con attenzione alle clausole che vietano o limitano la cessione del credito.
  4. Bilanci, situazione contabile infrannuale e Centrale dei Rischi del cedente: anche nel pro soluto il factor valuta chi cede.
  5. Una scelta chiara della formula: quali debitori cedere in pro soluto, quali in pro solvendo, con quale plafond per ciascuno. Un portafoglio diversificato si negozia meglio di un singolo credito concentrato.

Come ti affianca Credit-One

Credit-One è un mediatore creditizio iscritto all'OAM e lavora sullo smobilizzo dei crediti d'impresa con factor bancari e specializzati. Abbiamo rivoluzionato il mondo della finanza portando nella consulenza alle imprese una piattaforma di intelligenza artificiale, HumanX, che legge in poche ore scadenzario, fatture, bilanci e Centrale dei Rischi; il giudizio finale e la relazione restano umani, affidati ai nostri analisti. In concreto: analisi del portafoglio crediti e dei debitori; scelta della formula (pro soluto, pro solvendo, maturity, reverse) e delle garanzie pubbliche applicabili; confronto delle offerte sul costo complessivo, non sul solo tasso; costruzione del dossier e un unico interlocutore fino all'attivazione della linea. Un esempio concreto di come lavoriamo è il case study di un'impresa di carpenteria metallica.

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Fonti: Assifact, «Il factoring in cifre», dati definitivi al 31 agosto 2026 (12 ottobre 2026) e comunicato sui dati 2025 (29 gennaio 2026); Assifact, Relazione annuale 2025/2026 e Rapporto sul mercato del factoring 2025; European Factoring Federation, dati annuali 2025; Banca d'Italia, rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai fini della legge sull'usura, comunicato del 30 settembre 2026 (TEGM del II trimestre 2026, soglie del IV trimestre 2026); Cerved, Osservatorio pagamenti, IV trimestre 2025; CRIBIS, Studio Pagamenti, IV trimestre 2025; SDA Bocconi per Assifact, studio sul rischio dei crediti di factoring; SACE, risultati 2025; legge 21 febbraio 1991, n. 52; D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192; D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36. Dati aggiornati al 14 ottobre 2026.

Domande frequenti sul factoring

Cos'è lo smobilizzo dei crediti?

È la trasformazione in liquidità immediata dei crediti commerciali non ancora scaduti, cedendoli a una società di factoring o anticipandoli in banca. L'impresa incassa subito una parte rilevante della fattura invece di attendere la scadenza.

Quanto costa il factoring nel 2026?

Secondo la rilevazione della Banca d'Italia pubblicata il 30 settembre 2026, il tasso effettivo globale medio del factoring è 6,58% per operazioni fino a 50.000 euro e 5,38% oltre. Il costo della singola operazione dipende da importi, durata dei crediti, formula e qualità dei debitori.

Meglio pro soluto o pro solvendo?

Il pro solvendo costa meno ma lascia all'impresa il rischio che il cliente non paghi. Il pro soluto trasferisce quel rischio al factor, costa di più e può togliere i crediti dal bilancio. Si sceglie in base alla concentrazione e all'affidabilità dei clienti.

Il factoring compare in Centrale dei Rischi?

Sì. Nel pro solvendo l'anticipo resta un'esposizione dell'impresa cedente; nel pro soluto il rischio è segnalato a nome del debitore ceduto. Per questo la formula incide anche sui rapporti con le banche.

Si possono cedere i crediti verso la Pubblica Amministrazione?

Sì, è uno degli usi più diffusi. Conviene che il credito sia certificato sulla Piattaforma dei Crediti Commerciali del MEF e che la cessione sia notificata o accettata dall'ente, verificando eventuali limiti previsti dal contratto pubblico.

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Credit-One S.p.A. è un mediatore creditizio iscritto all'elenco OAM al n. M384. Il contenuto ha finalità informative e non costituisce offerta al pubblico né consulenza personalizzata: la concessione di qualsiasi finanziamento è subordinata alla valutazione della banca o dell'intermediario erogante.

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